Rumore di tuono di Ray Bradbury

1
L’ insegna sulla parete sembrava tremolare sotto una pellicola di acqua calda e instabile…
SAFARI NEL TEMPO S.P.A.
SAFARI IN QUALSIASI ANNO DEL PASSATO.
VOI SCEGLIETE L’ANIMALE.
NOI VI CONDUCIAMO SUL POSTO.
VOI LO UCCIDETE
… “Questo safari garantisce che ritornerò vivo?”
“Non garantiamo niente” disse il funzionario “eccetto i dinosauri.” Si girò. “Questo è il signor Travis, la vostra Guida del Safari nel Passato. Vi dirà dove e a che cosa dovrete sparare. Se dice di non sparare, non sparate. Se disobbedite alle istruzioni, c’ è una penale di diecimila dollari, più una possibile azione da parte del governo, al ritorno.”
Eckels guardò, dall’ altra parte dell’ ufficio, a una massa aggrovigliata, un attorcersi e ronzare di fili e di cassette d’ acciaio, a un’ aurora boreale che scintillava, ora arancio, ora argento, ora azzurra…
“Inferno e dannazione” alitò, la luce della Macchina sul suo viso magro. “Una vera Macchina del Tempo.” Scosse il capo. “Ti fa pensare. Se le elezioni fossero andate male ieri, adesso potrei essere qui per sfuggirne i risultati. Grazie a Dio, ha vinto Keith. Sarà un ottimo Presidente degli Stati Uniti.”
“Sì”, disse l’uomo dietro la scrivania. “Siamo fortunati. Se l’ avesse spuntata Deutscher, avremmo avuto una dittatura della peggiore specie… Comunque, adesso Keith è Presidente. Voi dovete preoccuparvi soltanto di…”
“…di sparare al mio dinosauro” concluse Eckels per lui.
“Buona fortuna” disse l’uomo dietro la scrivania. “Signor Travis, è tutto vostro.”
Attraversarono in silenzio la stanza, portando con sè i fucili, verso la Macchina, verso il metallo argenteo e la luce ruggente..
2
“Quella” indicò il signor Travis “é la giungla di sessanta milioni duemila e cinquantacinque anni prima del Presidente Keith.”
Indicò un sentiero metallico che si stendeva sul deserto verde, sulla palude fumigante, fra felci e palme gigantesche.
“E quello” disse “è il Sentiero, messo qui dalla Safari nel Tempo perchè ve ne serviate. Galleggia a sei piedi di altezza sopra la terra… La sua funzione è di impedirvi di toccare in alcun modo questo mondo del passato. Rimanete sul Sentiero. Non scendetene. Lo ripeto. Non scendetene. Per nessuna ragione. Se ne cadete, dovrete pagare una penale. E non sparate a nessun animale senza la nostra approvazione.”
“Perchè?” chiese Eckels…
“Non vogliamo cambiare il Futuro. Noi non apparteniamo a questo Passato. Al governo non piace che noi siamo qui. Dobbiamo pagare grosse cifre per conservare la nostra autorizzazione. Una Macchina del Tempo è un faccenda maledettamente complessa. Se non lo conoscessimo, potremmo uccidere un animale importante, un uccello, uno scarafaggio, forse addirittura un fiore, distruggendo così un anello importante nell’ evoluzione di una specie…”
“Capisco” disse Eckels. “Allora non dovremmo neppure toccare l’ erba?”
“Esatto. Calpestare certe piante potrebbe provocare un accumularsi di variazioni infinitesimali. Un piccolo errore, qui, si moltiplicherebbe in sessanta milioni di anni, e sproporzionatamente. Naturalmente, forse la nostra teoria è errata. Forse il tempo non può essere cambiato da noi. O forse può essere cambiato soltanto in piccoli modi sottili. Un topo morto, qui, crea uno squilibrio tra gli insetti là, e più tardi una sproporzione di popolazione, un cattivo raccolto più oltre, una depressione, una carestia e, finalmente, un cambiamento nel temperamento sociale di paesi lontanissimi… Noi non sappiamo… Ma fino a che non sapremo con certezza se manomettendo il Tempo possiamo provocare nella storia un ruggito o un leggero fruscio, saremo maledettamente prudenti. Questa Macchina, questo Sentiero, i vostri abiti e i vostri corpi sono stati sterilizzati, come sapete, prima del viaggio. Portiamo questi caschi a ossigeno per non introdurre i nostri batteri in un’ atmosfera antica.”
“E come sapremo a quali animali sparare?…”
“Oggi, prima del nostro viaggio, abbiamo mandato qui Lesperance con la Macchina. E’ venuto in questa particolare èra e ha seguito certi animali.”
“Li ha studiati?”
“Esatto” disse Lesperance. ” Li ho seguiti in tutta la loro esistenza, notando quale di loro vive più a lungo. Pochissimi… Quando io ne scopro uno che sta per morire sotto un albero che crolla, o uno che annega in una fossa di catrame, annoto l’ ora, il minuto e il secondo esatti. Sparo un proiettile carico di  vernice, che gli lascia sulla pelle una striscia rossa. Non possiamo sbagliare. Poi io stabilisco una correlazione con il nostro arrivo nel Passato, in modo che incontriamo il Mostro non più di due minuti prima dell’ attimo in cui sarebbe morto comunque. In questo modo, uccidiamo soltanto animali senza futuro, che non si accoppieranno più. Vedete quanto siamo prudenti?”
3
… La giungla era immensa e piena di cinguettii, di fruscii, di mormorii, e di sospiri.
Improvvisamente tutto cessò, come se qualcuno avesse chiuso una porta.
Silenzio.
Un rumore di tuono.
Dalla nebbia, cento metri più avanti, uscì il Tyrannosaurus Rex.
“Gesù, Dio” sussurrò Eckels…
Avanzava su grandi zampe oliate, resilienti, capaci di lunghi passi. Torreggiava, alto dieci metri, sopra metà degli alberi, un grande dio maligno, piegando i delicati artigli da orologiaio stretti all’ oleoso petto di rettile. Ognuna delle zampe posteriori era un pistone, mille libbre di osso bianco affondato in spesse funi di muscoli, inguainato nello scintillio di una pelle bitorzoluta simile alla maglia di un terribile guerriero… E dalla grande gabbia respirante della parte superiore del corpo quelle due braccia delicate penzolavano, braccia che avevano mani capaci di raccogliere e di esaminare gli uomini come balocchi, mentre il collo di serpente li avvolgeva in spire… I suoi occhi roteavano, occhi di struzzo, deserti di ogni espressione tranne la fame…
“Non è possibile ucciderlo.” Eckels pronunciò quietamente il suo verdetto, come se non potesse esservi discussione… Il fucile che aveva in mano gli pareva un fucilino-giocattolo. “Siamo stati pazzi a venire. E’ impossibile”
“Zitto!” sibilò Travis.
“E’ un incubo.”
“Voltatevi!” ordinò Travis. “Dirigetevi tranquillamente alla Macchina. Vi renderemo metà della somma che ci avete versato”…
“Ci vede!”
“Ecco la vernice rossa sul petto!”…
“Non correte,” disse Lesperance. “Giratevi. Rifugiatevi nella Macchina.”…
“Non da quella parte!”
Il Mostro, al primo movimento, si lanciò in avanti con un grido terribile. Coprì cento metri in quattro secondi. I fucili sussultarono e lampeggiarono fuoco. Una tempesta di vento uscita dalla bocca della belva li inabissò nel fetore del limo e del sangue vecchio. Il Mostro ruggì, i suoi denti scintillarono nel sole.
Eckels, senza guardarsi indietro, camminò ciecamente verso l’ orlo del Sentiero con il fucile inerte tra le braccia, scese dal Sentiero e camminò, senza saperlo, nella giungla. I suoi piedi affondavano nel muschio verde. Le sue gambe lo muovevano, e si sentiva solo, lontano dagli eventi dietro di lui.
I fucili crepitarono ancora…
Come un idolo di pietra, come una valanga montana, il Tyrannosaurus cadde…
Nella Macchina del Tempo, disteso a faccia in giù, Eckels tremava. Era ritornato al Sentiero, era salito nella Macchina…
4
La stanza era là, come l’ avevano lasciata. Ma non era la stessa che avevano lasciata. Lo stesso uomo sedeva dietro la scrivania. Ma non era esattamente lo stesso uomo seduto dietro la stessa scrivania…
Eckels stava immobile, fiutando l’ aria, e c’ era qualcosa nell’ aria, una contaminazione chimica così sottile, così lieve, che soltanto un debole grido dei suoi sensi subliminali l’ avvertiva di quella presenza..
Ma la realtà immediata era la scritta dipinta sulla parete dell’ ufficio, la stessa scritta che aveva letto quel giorno, appena entrato.
In qualche modo, la scritta era cambiata.
SEFARI NEL TEMPO S.P.A.
SEFARI EN QUELSIESI ANNO NIL PASSATO.
VUI SCIGLITE L’ ANNIMALE.
NUI VE CONDICIAMO SIL POSTO.
VUI LU UCCEDITE.
Eckels si sentì crollare su una sedia. Rovistò pazzamente nel limo spesso sui suoi stivali. Sollevò un grumo di terriccio, tremando.
“No, non può essere. Non una cosa piccola come questa. No.”
Semisepolta nel fango, scintillante verde e oro e nera, c’ era una farfalla, bellissima e morta…

Il suo viso era freddo. La sua bocca tremò nel chiedere:
“Chi… chi ha vinto le elezioni presidenziali, ieri?”
L’ uomo dietro la scrivania rise.
“State scherzando? Lo sapete maledettamente bene. Deutsher, naturalmente! Chi altri? Non quel dannato codardo di Keith. Abbiamo un uomo di ferro, adesso, un uomo di fegato, per Dio!”…
Eckels gemette. Cadde in ginocchio. Cercò di raccogliere la farfalla dorata con le dita tremanti.
“Non possiamo” supplicò, rivolto al mondo, a se stesso, ai funzionari, alla Macchina “non possiamo riportarla indietro, non possiamo farla ritornare viva? Non possiamo ricominciare? Non possiamo…”
Non si mosse. Con gli occhi chiusi, attese, rabbrividendo. Udì Travis respirare pesantemente nella stanza; udì Travis muovere il fucile, togliere la sicura, e alzare l’ arma.
Vi fu un rumore di tuono.

~ di Ory B. su 17 gennaio 2016.

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